di Olga Romagnolo e Leone Magliocchetti

Sono termini che si sovrappongono male differenze ci sono: facciamo chiarezza

 

Secondo il credo più diffuso, lo scarto è minimo: concimare e fertilizzare sono sinonimi e significano nutrire il terreno, renderlo adatto alla coltivazione. Al massimo si associa al concime l'idea di naturalità mentre si pensa che il fertilizzante sia prodotto di sintesi chimica. Non è esattamente così: il dubbio si scioglie quando scopriamo che concime e fertilizzante sono l'uno sottocategoria dell'altro, e includono anche altre tipologie di prodotto. Sono i fertilizzanti infatti che si distinguono in concimi, ammendanti e correttivi.

I concimi sono quei prodotti che arricchiscono il terreno con i macroelementi (azoto, fosforo, potassio) e i microelementi (ferro, calcio, manganese, rame, zinco, zolfo, etc.) che sono utilizzati dalle piante come nutrimento. I concimi possono essere di origine organica (‘naturali’) o di sintesi minerale.  Alcuni esempi di concimi organici sono lo stallatico (letame di ovini o bovini), la pollina (escrementi di polli) che però va usata in quantità moderata, il sangue di bue che aumenta il tenore in ferro del terreno, il compost che aumenta in modo equilibrato tutti i principali macro e micro elementi, la leonardite (di origine fossile), o la cornunghia (ottenuta dalla lavorazione di unghie e corna di bovini) che aumenta il tenore in fosforo e calcio.

Gli ammendanti invece quelle sostanze sintetiche o naturali che migliorano le proprietà fisiche del terreno come la struttura e/o la tessitura. Ad esempio aggiungere della sabbia o della ghiaia in un terreno troppo argilloso aiuta l’aerazione delle radici e riduce il ristagno idrico; viceversa possiamo aggiungere argilla ad un terreno troppo sabbioso per trattenere meglio acqua e nutrienti. Esisto anche ammendanti organici con valenza di concime. Ad esempio il sovescio (cioè l'interramento di piante verdi coltivate appositamente per questo scopo), il compost, o la sansa (quel che resta della frantumazione e/o spremitura di frutta, olive, uva) migliorano la struttura del terreno nel breve periodo e successivamente alla loro degradazione questo sarà anche arricchito di nutrienti. L'inserimento nel terreno di lombrichi è un altro ottimo esempio di intervento che aumenta sia l’aerazione che la messa a disposizione dei nutrienti.

I correttivi, infine, sono quelle sostanze che modificano le proprietà chimiche del terreno, come il ph (o reazione del terreno) di terreni difficili o anomali, spostandolo verso il valore ideale, cioè la neutralità. Per esempio, per correggere un terreno acido occorre lavorarlo con la calce viva, che è anche un ammendante. Un terreno basico, invece, trova giovamento nei prodotti correttivi a a base di zolfo.

Il terreno in cui coltivare è un vero e proprio ambiente con un’innumerevole quantità di aspetti che ne influenzano la fertilità. Per fertilità indichiamo la capacità del terreno di fornire alle piante tutto ciò di cui hanno bisogno per portare a termine il ciclo di sviluppo, e non si tratta solo di tenore di nutrimento. Un terreno fertile ad esempio deve avere la capacità di rilasciare l’acqua gradualmente, garantendo al tempo stesso adeguata aerazione delle radici; deve inoltre avere un cosiddetto potere tampone, cioè la capacità di assorbire e ridurre eventuali sbalzi di acidità (pH). I fertilizzanti sono tutti quegli elementi che migliorano la fertilità del suolo, e agiscono sui 3 livelli che vi abbiamo spiegato e che possiamo riassumere così: